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Israele, Egitto, Siria… le relazioni pericolose del Qatar

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Djamila Ould Khettab Algerie-Focus, 1 maggio 2013

Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani del Qatar, farà la sua prima visita ufficiale in Israele a novembre. Il ricco piccolo stato del Golfo Persico continua a corteggiare lo Stato ebraico mentre forgia legami con i regimi islamisti stabilitisi in Egitto, Tunisia e Libia. Ambiziosa? Opportunista? Bizzarra? La politica estera del Qatar e sorprende e meraviglia più che mai.

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Da tempo un segreto di pulcinella, l’amicizia Qatar-Israele è ora ufficiale. Secondo l’Algemeiner,  giornale ebraico-americano, l’emiro del Qatar, lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani, visiterà di persona, per la prima volta, Israele in un viaggio di Stato nel novembre 2013. Obiettivo: adocchiare le imprese high-tech israeliane per promuoverne il trasferimento di competenze. Questo è un nuovo passo verso la normalizzazione delle relazioni del Qatar con l’entità sionista, che ha finanziato parte della campagna del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a gennaio, secondo il sito Oumma.com.

Una politica estera “a tutto campo”
Se l’annuncio della visita ufficiale dell’emiro del Qatar in Israele è poco sorprendente, è la strana  politica estera di Doha che intriga. Com’è possibile che lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani,  mentre forse dirige al-Jazeera che si riferisce a Israele come “Palestina occupata“, normalizza le relazioni con i colonizzatori? Come può il Qatar sostenere finanziariamente l’avvento al potere dei Fratelli musulmani in Egitto e di al-Nahda in Tunisia dopo la primavera araba ed essere una roccaforte occidentale che ospita la più grande base militare statunitense nella penisola arabica? Iperattiva, confusa, persino paradossale, la politica estera del Qatar è giustamente definita “a tutto campo“. Un enigma, un'”anomalia geopolitica” secondo Madhi Laza, autore di Le Qatar aujourd’hui.

“Ossessionato dall’ambizione di esistere”
Per Olivier da Lage, autore di Qatar, les nouveaux maîtres du jeu, il piccolo Stato gasifero non ha una diplomazia del portafoglio. Se intraprende azioni contraddittorie, è perché in realtà persegue un unico obiettivo: esistere. “L’emiro del Qatar, lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani, è ossessionato dall’ambizione di lasciare ai suoi eredi un Paese che conta sul mappamondo, una cosa sconosciuta venti anni fa“, ha detto all’AFP, il 26 marzo, il giornalista di RFI. Pragmatico, Qatar sembra pagare un prezzo elevato per “esistere”, anche accentuando la divisione tra gli Stati arabi. Se s’è molto rapidamente affermato sulla scena internazionale come attore influente, il Qatar certamente non è  in grado di continuare sulla strada dell'”a tutto campo” per molto. Già nel 2009, l’atteggiamento del Qatar ha fatto infuriare molti. Perfino gli Stati Uniti, i quali, secondo le parole del senatore John Kerry, ora segretario di Stato, hanno espresso il loro disappunto. Durante una visita in Qatar, John Kerry aveva detto che “il Qatar non può essere un alleato dell’America il lunedì e inviare denaro ad Hamas il martedì.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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