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Gli USA cambiano il potere in Qatar

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Mohamed Bouhamidi Palestine-solidarité 27 giugno 2013

qatar-s-emirIn “piena trasparenza”, l’opinione pubblica rimarrà senza sapere le vere ragioni della partenza dell’emiro del Qatar e del suo primo ministro e del reale profilo politico dei loro sostituti. Come in epoca romana, il nuovo titolare del trono avrà studiato in occidente, in particolare nel Regno Unito, il padre naturale di tutti gli emirati del Golfo e di molti altri Paesi di cui ha sigillato il destino  impostandone i confini. I Paesi imperialisti non hanno inventato nulla di nuovo nella “gestione degli affari”, tutto è già stato previsto nella Roma imperiale, dalla “romanizzazione” delle province indigene parzialmente governate agli intrighi per la successione e la condivisione del potere delle famiglie regnanti o dei clan coinvolti nella gestione del potere.
Quindi resta certa tale assicurazione, avendo i futuri leader studiato nelle scuole dei Paesi dominanti, che questi leader siano militari o politici. Cosa c’è di più solido dell’investire nell’occupazione delle teste dispensandovi dall’obbligo di apparire in prima linea, mentre avete qualcuno che la pensa come voi a capo dello Stato oggetto dei vostri desideri? Tuttavia, saremmo senza informazioni sufficienti per non comprendere la relazione tra il prolungamento della guerra di aggressione alla Siria e la riconfigurazione di tale governo. L’ipotesi resta in carreggiata, specialmente se viene collega alle difficoltà create dal Qatar nel gestire questa guerra, quantomeno caotica, riguardo al suo aspetto politico. Va ricordato che la previsione di un rapido collasso delle autorità siriane ha tentato il potere qatariota, cercando di raddoppiare la disgregazione dello Stato nazionale siriano con un golpe nell’opposizione siriana, concentrando i “centri di potere e rappresentanza” dell’opposizione nelle mani dei Fratelli musulmani, svelando mille e una volte il ruolo di vetrina delle marionette Basma Kodmani e Burhan Ghalyun.
Tutto questo avrebbe potuto benissimo “funzionare”, se i responsabili dell’operazione avessero tenuto il ritmo. Questi prolungamenti hanno svelato la vacuità del Consiglio nazionale siriano e della Coalizione delle opposizioni. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto imbastire qualsiasi cambiamento dell’aspetto politico di questa “insurrezione”, per dargli sia un valore nazionale che un’immagine democratica. I fuochi d’artificio sono stati molti, il cambiamento d’identità etnica e religiosa dei leader nominali del Consiglio nazionale o della coalizione con l’integrazione forzata del cristiano Michel Kilo e dei laici. Questi cambiamenti non erano che una sciarada. Più “l’operazione Siria” continuava, maggiore era la resistenza dell’esercito e dei patrioti siriani, che hanno migliorato la loro organizzazione tecnica e la loro base politica e popolare, e più la sovversione diretta “occultamente” dagli USA e gestita dalle basi in Qatar, in concorrenza con l’Arabia Saudita, avrebbe spinto a rinunciare al golpe islamista nell’opposizione siriana che l’emiro ha creduto, prematuramente, di aver portato al potere. Tutti possono ricordarsi gli sforzi estenuanti dell’ambasciatore Ford nella semplice ammissione della lista di Kilo all’ultimo incontro della coalizione in Turchia. Sette giorni per fare accettare ai suoi membri alcuni delegati supplementari, poi la bomba dell’ottavo giorno, con l’incorporazione in blocco di quaranta nuovi membri.
L’esame di questi pochi dati mostra che gli Stati Uniti sono passati dall’idea che l’opposizione siriana fossero intrattabili, all’idea che i gerenti che avevano scelto, l’emiro e il suo Primo ministro, fossero totalmente incapaci di comprendere gli obiettivi degli Stati Uniti o, peggio ancora, che perseguissero propri obiettivi. Tutto ciò è ancor più confuso rispetto al ruolo dell’emiro in Mali.  Nessuno seriamente può credere, e gli Stati Uniti ancora meno, che MUJAO o Ansar al-Din in Mali siano spuntati in una notte con un impressionante arsenale. Il ruolo del Qatar è ancora più chiaro guardando il denaro versato dal Qatar a queste organizzazioni attraverso dei pretesti umanitari. E’ diventato chiaro che il Qatar giocava per se, vale a dire, seguiva sempre più dei fini a vantaggio delle opzioni finanziarie e politiche dell’emiro e del Primo ministro, nel tentativo di arricchirsi ancor di più, ma anche per trovare un antidoto nella Fratellanza musulmana contro la tutela casuale e minacciosa degli Stati Uniti e del Regno Unito. Per sottrarsi agli Stati Uniti, un califfo avrebbe dato all’emiro un popolo islamico che mancava ai suoi soldi e mezzi, configurando un altro Grande medio oriente come agognato da Rice e Bush. I loro soldi non avranno il popolo che gli manca, ma un nuovo garante romanizzato garantito.

Traduzione di Alessandro Lattanzio SitoAurora AuroraSito

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