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Il Qatar vuole fare la pace con la Siria

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RIAN 21.10.2013

1003184Doha chiede a Damasco di ripristinare le relazioni diplomatiche. Il regime di Assad non ha fretta di rispondere, dall’inizio del conflitto il Qatar ha versato ingenti somme di denaro alle forze dell’opposizione in Siria. L’emiro al-Thani, al contrario, avrebbe grande interesse, scrive Nezavisimaja Gazeta. La proposta di pace del Qatar è stata annunciata dalla rete libanese al-Mayadin. L’informazione è stata confermata da una fonte del Medio Oriente, con riguardo a una lettera inviata da Doha a Damasco via Beirut. Contatti hanno avuto luogo questo sabato durante lo scambio dei pellegrini libanesi, catturati dai ribelli siriani all’inizio dello scorso anno, contro due piloti turchi catturati poche settimane prima dai libanesi. A parte la Turchia e il Libano, il Qatar ha anche partecipato ai negoziati in qualità di attore con influenza diretta sui ribelli siriani. Le autorità di Damasco hanno quindi ricevuto una lettera con gli ostaggi. Questa è una sorpresa. In primo luogo perché il Qatar, assieme all’Arabia Saudita, ha dato il maggiore contributo all’escalation delle violenze in Siria. In secondo luogo, perché per due anni il Qatar si è dimostrato estremamente intransigente nelle sue strategia e tattica verso la Siria.
Il Qatar è lo sponsor più attivo dei ribelli. A differenza di Riyadh, che sostiene al-Qaida, Doha finanzia più la Free Syrian Army, il braccio armato dell’opposizione siriana, che i terroristi di al-Qaida e i gruppi ribelli che nessun controlla. L’escalation di violenza è sostenuta dalle TV al-Jazeera e al-Arabiya saudita. Questa è stata l’attività del Qatar sui vari fronti siriani, che irritò gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita dopo i fallimenti delle forze ribelli contro l’esercito di Assad e l’elezione dell’islamista Ghassan Hitto a capo della Coalizione nazionale siriana, sgradito all’occidente e alla dinastia saudita per la sua vicinanza ai Fratelli Musulmani. Inoltre, l’emiro del Qatar Hamad Qalifa al-Thani ha costantemente e pubblicamente auspicato una soluzione militare in Siria, senza considerare le opinioni dei suoi alleati. Questo è il motivo per cui gli Stati Uniti, infine, sostengono Riyadh alla guida dei ribelli. Una serie di negoziati a porte chiuse, infine, ha determinato le dimissioni dell’emiro del Qatar e l’abdicazione in favore del figlio il 25 giugno 2013, da quando il Paese viene governato da Tamim bin Hamad al-Thani. Riyadh spera che il giovane emiro sia più conciliante, ma invano. Anche se Doha sembra essersi calmata nella sua retorica bellicosa e l’emiro abbia deciso di non essere più intransigente verso Assad, soprattutto in pubblico. Dietro le quinte, il supporto ai vari ribelli rimane.
Per ora non vi è alcuna razionale e chiara spiegazione in questa nuova iniziativa del Qatar. Potrebbe essere che dopo aver esaminato la situazione sul campo di battaglia siriano, l’emiro abbia deciso di abbandonare il confronto tentando una riconciliazione. Anzi, è indecente sostenere pubblicamente le organizzazioni terroristiche che combattono Assad da una parte e dall’altra l’opposizione dell’esercito libero siriano. E’ quindi logico sfruttare lo scambio di ostaggi, di cui il Qatar è stato un mediatore, per iniziare a illustrare la propria immagine. Secondo gli esperti, la dinastia regnante in Qatar ha costruito la sua politica estera solo sui profitti che derivano dal commercio del petrolio. Vedendo l’avvicinarsi della fine del conflitto e l’impossibilità di rovesciare Assad, al-Thani probabilmente non vuol perdere la Siria quale Paese di transito. Ma è anche possibile che l’attuale iniziativa di Doha sia uno stratagemma. In questo caso, è impossibile indovinarne lo scopo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio SitoAurora AuroraSito

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