Qatar – L'assolutismo del XXI.mo secolo

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Questo piccolo furbo Qatar…

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Algerie1 29 dicembre 2013khaled-ben-mohamed-al-attiyaLe cose sono cambiate per il ricco emirato del Golfo. E sono cambiate così radicalmente che ha mutato il suo interventismo nei conflitti che affliggono la politica arabo-musulmana. Dopo essersi sbarazzato, contro ogni previsione, del suo emiro sceicco Hamad bin Qalifa al-Thani, costretto ad abdicare, a inizio estate, in favore del figlio, ecco il Qatar fare il lifting alla sua politica estera.  Probabilmente per allinearsi ai desiderata degli Stati Uniti, il piccolo emirato ha avviato il riequilibrio strategico in diplomazia ed economia. Come la svolta di 180 gradi compiuta ad Algeri, dove proclama, senza ridere, che la soluzione politica è l’unico modo per risolvere il conflitto in Siria. “La soluzione politica è l’unico modo per risolvere il conflitto in Siria. E il Qatar supporta questa soluzione”, dice il ministro degli Esteri del Qatar Qalid bin Muhammad al-Atiyah nella conferenza stampa congiunta con il suo omologo algerino Ramtan Lamamra. Una bella capriola!
Così, Doha dopo aver snobbato l’Algeria nella Lega Araba per le sue posizioni ostili all’intervento straniero in Libia e Siria, scopre per magia le virtù della soluzione politica…

Doha-Algeri, stessa battaglia!
Ma nel frattempo, il Qatar s’è sbarazzato del suo ex-emiro aggressivo, ma soprattutto del suo arrogante ministro degli Esteri Hamad bin Jassim (HBJ), cameriere dell’occidente. In realtà, il Qatar lentamente riprende dimensione e peso originari, su cui non avrebbe mai dovuto “barare” per darsi una statura internazionale indegna del suo rango, grazie soprattutto allo spessore del suo libretto degli assegni. Quindi, tornando al suo standard “domestico”, il Qatar è solo un piccolo emirato, sicuramente molto ricco ma che non può misurarsi con i più grandi. Ora si comprendono meglio le belle parole del suo nuovo ministro degli Esteri ad Algeri. Doha versione emiro Tamim bin Hamad al-Thani vuole rifarsi una verginità nei confronti dell’Algeria, le cui posizioni diplomatiche oggi appaiono più che mai credibili, in particolare riguardo la Siria. Una relazione finale degli Stati Uniti ha concluso che in effetti la persistenza di Bashar al-Assad sarà la la soluzione migliore al rischio reale di dividere il Paese in diverse entità.

L’istinto di sopravvivenza del piccolo emirato
Il Qatar sembra aver capito che un tale scenario disastroso porrebbe necessariamente fine agli Stati-nazioni attualmente esistenti. L’emirato, quindi, verrebbe inghiottito in tale ricomposizione geopolitica aggressiva che gli Stati Uniti immaginano seguendo una visione del Grande Medio Oriente (OGM) riveduta e corretta. Algeri diventa necessariamente terra di confessioni per Doha, che confessa il desiderio di cambiare melodia ponendo fine alla sua diplomazia del libretto degli assegni. “L’Algeria e il Qatar lavorano in conformità alle decisioni della Lega Araba e non vi è alcuna differenza tra i due Paesi sulla crisi siriana.” Questa affermazione del ministro degli Esteri del Qatar Atiya è senza dubbio una piccola “rivoluzione” diplomatica, ricordando l’arroganza dell’emirato sotto l’infallibile bandiera di HBJ. La morale: il ritorno alle fonti è un requisito, come il profeta ha detto. Questo piccolo e furbo Qatar…

Traduzione di Alessandro Lattanzio SitoAurora AuroraSito

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