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L’occidente alla ricerca del capro espiatorio: Qatar

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Tunisie Secret 27 giugno 2014

Era abbastanza prevedibile. L’arabo-musulmano è usato e gettato come un kleenex. Come sembra essere il caso del Qatar, uno dei promotori dell’avvio della “Primavera araba” in Tunisia e reclutatore e finanziatore del jihadismo terrorista in Siria, Yemen e Africa. Tutti i servizi sapevano, ma tutti lasciavano fare, essendo la distruzione del mondo arabo utile agli interessi occidentali. Ora che la situazione è cambiata in Egitto, Siria e Iraq, e il ritorno dei jihadisti in Europa preoccupa qualche apprendista stregone, l’uomo “civilizzato” vuole piazzaare tutti i suoi crimini sulle spalle dei beduini del Qatar. Se Sarkozy, Hillary e BHL non devono preoccuparsi, Hamad bin Qalifa al-Thani e Hamad bin Jasim possono finire alla Corte penale internazionale, appositamente ideata per arabi e africani! L’articolo seguente è stato pubblicato su Marianne con il titolo “Il Qatar recluta  mercenari per il SIIL?”

5971451-les-investissements-du-qatar-sont-les-bienvenus-en-franceRecentemente, l’agenzia di stampa iraniana Fars ha presentato un documento diplomatico dell’ambasciata del Qatar in Libia. Rivelerebbe il reclutamento di mercenari dal Qatar per combattere al fianco dei jihadisti in Siria e Iraq. “Marianne” ha cercato di rintracciare questo documento intrigante e di autenticarlo. Difficile autenticare un documento recentemente rivelato dall’agenzia di stampa ufficiale di Teheran, Fars, che in passato non ha sempre brillato per la sua serietà. Tuttavia, questo documento diplomatico del Qatar, in gran parte ignorato dai media francesi, merita attenzione. Secondo l’agenzia iraniana, la nota diplomatica scoperta presso l’ambasciata del Qatar in Libia, a Tripoli, conferma che il governo di Doha recluta e addestra combattenti provenienti da Tunisia, Marocco e Algeria per affiancare lo Stato islamico in Iraq e Siria (SIIL). Firmato dall’incaricato d’affari dell’ambasciata del Qatar a Tripoli, Nayaf Abdullah al-Imadi, attualmente in servizio, il documento spiega che i mercenari devono innanzitutto essere inviati in Turchia dai porti libici, quindi recarsi in Iraq attraverso il Kurdistan iracheno. Ci si aspettava, ha detto Fars, d’inviare 1800 persone in tre gruppi. I mercenari reclutati furono addestrati in varie basi  in Libia, nei campi di Bengasi, Zawiya, Misurata e Zintan, per familiarizzarsi con le armi pesanti. Il documento evoca in realtà l’invio di volontari dal Maghreb in Siria attraverso la Turchia, però non menziona l’Iraq contrariamente a quanto dice l’agenzia iraniana. Questo documento diplomatico ha seguito un percorso tumultuoso sul web. Trovato sul sito Libyanwarthetruth.com, nel settembre 2013, un sito d’informazione militante sulla guerra in Libia creato da James e Joanne Moriarty, coppia statunitense a lungo coinvolta nel business del petrolio nel Paese e vicina a molti capi tribù libici. I due statunitensi dicono di aver creato il sito dopo aver constatato che i servizi d’intelligence degli Stati Uniti non hanno fatto nulla delle informazioni fornite dai capi tribali, sull’avanzata di al-Qaida in Libia. Il sito in realtà divulga documenti sulla situazione della guerra in Libia, a volte ripresi da siti più famosi come Thedrudgereport.com. Ma torniamo al nostro famoso documento trovato in rete da Syrianfreepress, contrario al leader siriano Bashar al-Assad, e che propone una traduzione approssimativa in inglese del documento, il 10 gennaio 2014. Ripreso in seguito sul sito di Walid Shoebat, un palestinese-statunitense cristiano dall’assai oscura e controversa carriera, noto anche per la sua estrema islamofobia, che l’aveva pubblicato il 1 aprile 2014… poi anche pubblicato sul sito animato da Pat Dollard, polemista statunitense noto anche per la sua militanza islamofoba.

Un documento conforme alla politica del Qatar nella regione
Difficile tracciare la catena di divulgazioni del documento e stabilire formalmente in quali circostanze e da chi sia stato raccolto. Tuttavia, fatto salvo Alain Chouet, ex-capo della sicurezza  del DGSE ed arabista, che ritiene che “non ci siano prove che il documento sia autentico, ma neanche per dire che sia falso: I siti che lo pubblicano, dice, soffrono di una certa mancanza di credibilità dato il loro attivismo. Il contenuto è coerente con ciò che è noto della politica del Qatar, a sostegno del SIIL, le iniziative di Doha in Libia e la collusione con la Turchia. E’ comunque sorprendente che non ci siano echi mentre circola su internet da quasi due mesi. Anche se sono abbastanza sicuro che il Qatar sia capace di una tale iniziativa, l’onestà intellettuale mi vieta di affermare l’autenticità del documento e del suo contenuto, sulla base di quanto pubblicato in rete“. Il documento, la cui grafica corrisponde in gran parte a quella dei documenti del ministero degli Esteri del Qatar, specifica fatti ampiamente conosciuti ai servizi diplomatici e d’intelligence europei e statunitensi. Nel novembre 2013, le Canard enchainé pubblicò un rapporto di 75 pagine commissionato dalla Marina presso l’Istituto di Relazioni Internazionali e Strategici, consegnato e “approvato dal ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian, e trasmesso al Capo di stato maggiore e ai vertici militari francesi”. Il rapporto citava il guaio in Libia dopo sette mesi di bombardamenti ed evocava il finanziamento dei gruppi jihadisti da Qatar e Arabia Saudita: “Con il supporto finanziario e logistico delle monarchie wahabite (Qatar e Arabia Saudita), furono creati dei santuari nel sud Libia che costituiscono le basi dei gruppi salafiti armati in Mali e Siria“.

Donatori privati vicini alle famiglie reali
Su pressione statunitense, Arabia Saudita e Qatar hanno adottato leggi per limitare i trasferimenti illegali di fondi. Inoltre l’Arabia Saudita ha pubblicato un elenco delle organizzazioni terroristiche, tra cui appare in particolare il SIIL. Tuttavia, il supporto a tali gruppi estremisti sunniti più spesso passa con “generosi donatori privati” non necessariamente legati agli Stati, anche se il sostegno di tali generosi donatori è più spesso un tacito sostegno dei regimi… Il tutto in una realtà geopolitica complessa e mutevole. Recentemente un ex-ambasciatore del Qatar negli Stati Uniti ha twittato che qualsiasi intervento militare statunitense in Iraq sarà considerato un “atto di guerra contro gli arabi sunniti“, mettendo anche in guardia Washington dal riavvicinamento con Teheran. Allo stesso modo, un ex-analista del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha riferito, nel febbraio 2014, della cattura di un alto ufficiale del SIIL che avrebbe testimoniato, in un video, della vicinanza e dei finanziamenti raccolti dal gruppo islamista direttamente dalla famiglia reale saudita. Una riconciliazione che si spiega con l’aumento delle tensioni tra Arabia Saudita e Stati Uniti dopo la decisione degli USA di “smussare” le relazioni con Teheran. Si noti per inciso che Arabia Saudita e Qatar sono due monarchie del Golfo molto corteggiate da governo e industria francesi. L’Arabia Saudita rappresentava il 28% delle vendite di armi francesi, nel 2013. Inutile rivisitare l’intenso rapporto tra Parigi e Qatar, la danza del ventre con cui François Hollande ha onorato il nuovo emiro del Qatar, durante l’ultima visita a Parigi, per ottenere inutilmente, per il momento, un ordine per alcuni aerei Rafale, è solo una delle tante testimonianze.

13-06-24-qatar-hollandeRégis Soubrouillard, Marianne, 27 giugno 2014

Traduzione di Alessandro Lattanzio
SitoAurora AuroraSito

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