Qatar – L'assolutismo del XXI.mo secolo

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I Fratelli musulmani dividono il Consiglio di cooperazione del Golfo

Rete Voltaire 8 marzo 2014

Hamad_TamimArabia Saudita, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti hanno rotto le relazioni diplomatiche con il Qatar il  5 marzo 2014. Presto dovrebbero anche vietare il sorvolo del loro territorio alla Qatar Airways, causando gravi perdite finanziarie all’emirato, soprattutto con la chiusura del confine saudita-qatariota, unico accesso terrestre all’emirato. I tre Stati hanno accusato il Qatar di aver sostenuto un tentativo di colpo di Stato dei Fratelli musulmani negli Emirati Arabi Uniti, nel novembre 2013, e di continuare la sua azione sovversiva tramite al-Jazeera, anche se l’emiro Tamim bin Hamad al-Thani s’è impegnato per iscritto, in Quwayt, a non interferire negli affari interni dei suoi vicini. Infatti, il 22 febbraio, al-Jazeera ha trasmesso un sermone incendiario del suo consigliere spirituale e capo dei Fratelli musulmani, lo sceicco Yusuf al-Qaradawi. Molti osservatori ritengono che l’intervento del telecoranista sia stato sostenuto dall’ex-emiro che avrebbe ripreso alcune prerogative dal figlio, verso il quale fu costretto ad abdicare.
Quwayt e Oman non hanno seguito i tre Stati. Inoltre, l’Arabia Saudita ha preso posizione contro il jihadismo. Così ha vietato, pena la reclusione, ai suoi cittadini di partecipare ai conflitti all’estero, piazzando Fronte al-Nusra, Emirato Islamico dell’Iraq e Levante e i Fratelli musulmani nella sua lista delle organizzazioni terroristiche. Questa decisione sembra contraddire gli investimenti nell’esercito anti-Bashar di stanza in Giordania. Dopo aver provato diversi colpi di Stato ed essere stati banditi in gran parte del mondo arabo durante la Guerra Fredda, la Fratellanza musulmana è stata protetta da Washington nel 2005, che cercò di mettere al potere nel mondo arabo nel 2011. Tuttavia, il loro fallimento in Egitto e in Libia li ha fatti cadere in disgrazia, ad eccezione delle questioni siriana e palestinese (Hamas), dove Washington continua a sostenerli contro il governo siriano e nelle trattative con Israele.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’Arabia Saudita si prepara ad occupare il Qatar?

Saudi-Arabia-Yemen-600_full_600Ieri, 5 marzo 2014, coloro che hanno seguito le notizie sul canale saudita al-Arabiya e sul canale qatariota al-Jazeera, dovrebbero credere che sia imminente una guerra tra Arabia Arabia e Qatar. Una guerra voluta dall’Arabia Saudita che avrebbe deciso di accendere “il fronte del contrasto” tra Bahrain e Qatar approfittando della loro disputa sui confini marittimi, che dura, ma richiede solo una piccola scintilla per incendiarla. È un’ottima opportunità per l’Arabia Saudita che, occupando militarmente il Qatar, ripianerebbe le perdite. Infatti:
• ne acquisirebbe la ricchezza gasifera, diventando il primo Paese al mondo nella produzione di petrolio e gas,
• limiterebbe a sé stessa, ancora una volta, la copertura degli Stati Uniti, escludendo gli altri Paesi del Golfo.
In caso contrario, cioè se l’Arabia Saudita non aggredisce militarmente il Qatar:
• perderebbe prestigio,
• perderebbe l’opportunità di controllare l’Egitto, non riuscendo a controllare la Siria,
• Quwayt, Oman e Qatar sfuggirebbero alla sua influenza, venendo probabilmente attratti dall’Iran.
Pertanto, se l’Iran, già in ottimi rapporti con l’Oman, riuscisse ad attrarre Qatar e Quwayt oltre a raggiungere un’alleanza con gli Huthi (nello Yemen), e con le opposizioni saudita e del Bahrain, l’Arabia Saudita si avvierebbe al collasso. Questo è ciò che il mercato azionario dice!

Nasser Kandil Top News Nasser-Kandil
Articolo tradotto dall’arabo da Muna Alno-Naqal
Nasser Kandil è libanese, ex-deputato e direttore di Top-News-Nasser Kandil.

Reseau International

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraAuroraSito

Tensioni diplomatiche tra Qatar e tre Paesi del Golfo

Le Monde 05/03/2014

Map-GCC_oe_fullAccusando il Qatar di “interferenze” negli affari dei suoi vicini, tre Paesi del Golfo, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrayn, hanno deciso di richiamare i loro ambasciatori a Doha il 5 marzo. Tale decisione senza precedenti nei rapporti nel Golfo arabo è stata annunciata dopo un incontro “burrascoso“, secondo la stampa, dei ministri degli Esteri delle monarchie del Golfo a Riyadh. Tale mini-vertice su iniziativa dell’emiro del Quwayt era volto a superare il profondo disaccordo tra Doha, da una parte, e Riyad, Abu Dhabi, Manama dall’altra sulle relazioni verso il nuovo potere insediato dall’esercito in Egitto nel luglio 2013, dopo la cacciata del presidente islamista Muhammad Mursi. Il Qatar è apertamente schierato con la Fratellanza musulmana che ha perso il potere in Egitto, mentre gli altri tre Paesi danno massiccio sostegno politico e finanziario al nuovo potere dell’Egitto. Oltre a questo problema, il Qatar è sospettato dai suoi tre vicini di sostenere le filiali dei Fratelli musulmani nei loro Paesi, tra cui decine di condannati negli Emirati Arabi Uniti. La giustizia degli Emirati ha condannato un cittadino del Qatar a sette anni di carcere, processato per aver raccolto fondi a favore di islamisti accusati di voler rovesciare il regime del Qatar.
Secondo un comunicato dei tre Paesi del Golfo emesso dopo il loro incontro con i funzionari del Qatar: “I Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) hanno fatto di tutto affinché il Qatar adottasse una politica unitaria (…) per garantire la non ingerenza diretta o indiretta negli affari interni di ciascun Paese membro. È stato chiesto al Qatar di non sostenere alcuna azione che minacci la sicurezza e la stabilità degli Stati membri“, dice la nota, citando in particolare le campagne mediatiche. La dichiarazione afferma che nonostante l’impegno dell’emiro del Qatar, sceicco Tamim bin Hamad al-Thani, in un precedente mini-vertice con l’emiro del Quwayt e il re saudita a Riyadh, a novembre, nel rispettare tali principi, il Paese non l’ha fatto. “Il Qatar si dispiace ed è sorpreso (da questa decisione e) non ritira i propri ambasciatori in quei Paesi, ha detto il Consiglio dei ministri in un comunicato. La decisione di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrayn non ha legami con gli interessi dei popoli del Golfo, la loro sicurezza e stabilità. (…) Si tratta di divergenze su questioni esterne ai Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraAuroraSito

Questo piccolo furbo Qatar…

Algerie1 29 dicembre 2013khaled-ben-mohamed-al-attiyaLe cose sono cambiate per il ricco emirato del Golfo. E sono cambiate così radicalmente che ha mutato il suo interventismo nei conflitti che affliggono la politica arabo-musulmana. Dopo essersi sbarazzato, contro ogni previsione, del suo emiro sceicco Hamad bin Qalifa al-Thani, costretto ad abdicare, a inizio estate, in favore del figlio, ecco il Qatar fare il lifting alla sua politica estera.  Probabilmente per allinearsi ai desiderata degli Stati Uniti, il piccolo emirato ha avviato il riequilibrio strategico in diplomazia ed economia. Come la svolta di 180 gradi compiuta ad Algeri, dove proclama, senza ridere, che la soluzione politica è l’unico modo per risolvere il conflitto in Siria. “La soluzione politica è l’unico modo per risolvere il conflitto in Siria. E il Qatar supporta questa soluzione”, dice il ministro degli Esteri del Qatar Qalid bin Muhammad al-Atiyah nella conferenza stampa congiunta con il suo omologo algerino Ramtan Lamamra. Una bella capriola!
Così, Doha dopo aver snobbato l’Algeria nella Lega Araba per le sue posizioni ostili all’intervento straniero in Libia e Siria, scopre per magia le virtù della soluzione politica…

Doha-Algeri, stessa battaglia!
Ma nel frattempo, il Qatar s’è sbarazzato del suo ex-emiro aggressivo, ma soprattutto del suo arrogante ministro degli Esteri Hamad bin Jassim (HBJ), cameriere dell’occidente. In realtà, il Qatar lentamente riprende dimensione e peso originari, su cui non avrebbe mai dovuto “barare” per darsi una statura internazionale indegna del suo rango, grazie soprattutto allo spessore del suo libretto degli assegni. Quindi, tornando al suo standard “domestico”, il Qatar è solo un piccolo emirato, sicuramente molto ricco ma che non può misurarsi con i più grandi. Ora si comprendono meglio le belle parole del suo nuovo ministro degli Esteri ad Algeri. Doha versione emiro Tamim bin Hamad al-Thani vuole rifarsi una verginità nei confronti dell’Algeria, le cui posizioni diplomatiche oggi appaiono più che mai credibili, in particolare riguardo la Siria. Una relazione finale degli Stati Uniti ha concluso che in effetti la persistenza di Bashar al-Assad sarà la la soluzione migliore al rischio reale di dividere il Paese in diverse entità.

L’istinto di sopravvivenza del piccolo emirato
Il Qatar sembra aver capito che un tale scenario disastroso porrebbe necessariamente fine agli Stati-nazioni attualmente esistenti. L’emirato, quindi, verrebbe inghiottito in tale ricomposizione geopolitica aggressiva che gli Stati Uniti immaginano seguendo una visione del Grande Medio Oriente (OGM) riveduta e corretta. Algeri diventa necessariamente terra di confessioni per Doha, che confessa il desiderio di cambiare melodia ponendo fine alla sua diplomazia del libretto degli assegni. “L’Algeria e il Qatar lavorano in conformità alle decisioni della Lega Araba e non vi è alcuna differenza tra i due Paesi sulla crisi siriana.” Questa affermazione del ministro degli Esteri del Qatar Atiya è senza dubbio una piccola “rivoluzione” diplomatica, ricordando l’arroganza dell’emirato sotto l’infallibile bandiera di HBJ. La morale: il ritorno alle fonti è un requisito, come il profeta ha detto. Questo piccolo e furbo Qatar…

Traduzione di Alessandro Lattanzio SitoAurora AuroraSito

Il Qatar vuole fare la pace con la Siria

RIAN 21.10.2013

1003184Doha chiede a Damasco di ripristinare le relazioni diplomatiche. Il regime di Assad non ha fretta di rispondere, dall’inizio del conflitto il Qatar ha versato ingenti somme di denaro alle forze dell’opposizione in Siria. L’emiro al-Thani, al contrario, avrebbe grande interesse, scrive Nezavisimaja Gazeta. La proposta di pace del Qatar è stata annunciata dalla rete libanese al-Mayadin. L’informazione è stata confermata da una fonte del Medio Oriente, con riguardo a una lettera inviata da Doha a Damasco via Beirut. Contatti hanno avuto luogo questo sabato durante lo scambio dei pellegrini libanesi, catturati dai ribelli siriani all’inizio dello scorso anno, contro due piloti turchi catturati poche settimane prima dai libanesi. A parte la Turchia e il Libano, il Qatar ha anche partecipato ai negoziati in qualità di attore con influenza diretta sui ribelli siriani. Le autorità di Damasco hanno quindi ricevuto una lettera con gli ostaggi. Questa è una sorpresa. In primo luogo perché il Qatar, assieme all’Arabia Saudita, ha dato il maggiore contributo all’escalation delle violenze in Siria. In secondo luogo, perché per due anni il Qatar si è dimostrato estremamente intransigente nelle sue strategia e tattica verso la Siria.
Il Qatar è lo sponsor più attivo dei ribelli. A differenza di Riyadh, che sostiene al-Qaida, Doha finanzia più la Free Syrian Army, il braccio armato dell’opposizione siriana, che i terroristi di al-Qaida e i gruppi ribelli che nessun controlla. L’escalation di violenza è sostenuta dalle TV al-Jazeera e al-Arabiya saudita. Questa è stata l’attività del Qatar sui vari fronti siriani, che irritò gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita dopo i fallimenti delle forze ribelli contro l’esercito di Assad e l’elezione dell’islamista Ghassan Hitto a capo della Coalizione nazionale siriana, sgradito all’occidente e alla dinastia saudita per la sua vicinanza ai Fratelli Musulmani. Inoltre, l’emiro del Qatar Hamad Qalifa al-Thani ha costantemente e pubblicamente auspicato una soluzione militare in Siria, senza considerare le opinioni dei suoi alleati. Questo è il motivo per cui gli Stati Uniti, infine, sostengono Riyadh alla guida dei ribelli. Una serie di negoziati a porte chiuse, infine, ha determinato le dimissioni dell’emiro del Qatar e l’abdicazione in favore del figlio il 25 giugno 2013, da quando il Paese viene governato da Tamim bin Hamad al-Thani. Riyadh spera che il giovane emiro sia più conciliante, ma invano. Anche se Doha sembra essersi calmata nella sua retorica bellicosa e l’emiro abbia deciso di non essere più intransigente verso Assad, soprattutto in pubblico. Dietro le quinte, il supporto ai vari ribelli rimane.
Per ora non vi è alcuna razionale e chiara spiegazione in questa nuova iniziativa del Qatar. Potrebbe essere che dopo aver esaminato la situazione sul campo di battaglia siriano, l’emiro abbia deciso di abbandonare il confronto tentando una riconciliazione. Anzi, è indecente sostenere pubblicamente le organizzazioni terroristiche che combattono Assad da una parte e dall’altra l’opposizione dell’esercito libero siriano. E’ quindi logico sfruttare lo scambio di ostaggi, di cui il Qatar è stato un mediatore, per iniziare a illustrare la propria immagine. Secondo gli esperti, la dinastia regnante in Qatar ha costruito la sua politica estera solo sui profitti che derivano dal commercio del petrolio. Vedendo l’avvicinarsi della fine del conflitto e l’impossibilità di rovesciare Assad, al-Thani probabilmente non vuol perdere la Siria quale Paese di transito. Ma è anche possibile che l’attuale iniziativa di Doha sia uno stratagemma. In questo caso, è impossibile indovinarne lo scopo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio SitoAurora AuroraSito

Siria-Qatar: Lettera dell’emiro del Qatar a Bashar al-Assad

Allain Jules

Rotta? Sconfitta? Anche il padrone del Qatar e cioè gli Stati Uniti, si congratulano con il Presidente Bashar al-Assad, qualcosa sta per accadere. Poiché il comitato Nobel ha elogiato, e questo piccolo articolo della radio iraniana n’è un indicatore; comunque, quando si cena con il diavolo è meglio  portare un lungo cucchiaio. Con diffidenza, Damasco!  

249067IRIB: probabilmente è un punto di svolta!
Secondo fonti palestinesi, un membro del Comitato Centrale di Fatah ha incontrato pochi giorni fa il presidente siriano per consegnagli un messaggio del nuovo emiro del Qatar, Tamim. Il giornale al-Safir ha riportato l’incontro durante cui Abbas Zaqi ha incontrato Bashar al-Assad, per dargli un messaggio di Tamim. Nel suo messaggio, l’emiro, accantonata la questione siriana dagli Stati Uniti, che hanno preferito “delegare i poteri” (!) all’Arabia saudita, chiede che i rapporti con Damasco siano migliorati. L’incontro ha avuto luogo il 7 ottobre e, secondo al-Safir, non aveva alcuna relazione con le condizioni dei palestinesi a Ramallah e in Siria, ed era dedicata esclusivamente ai rapporti Qatar/Siria. Eppure, secondo al-Safir, l’emiro Tamim aveva incontrato Mahmud Abbas lo scorso agosto chiedendogli di tentare di recuperare le relazioni con Damasco. Tamim avrebbe chiesto ad Abbas di dire ad Assad che la politica estera del Qatar è cambiata e che l’emirato avrebbe adottato un approccio diverso verso la Siria. Ciò avverrebbe gradualmente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio SitoAuroraAuroraSito

Gli USA cambiano il potere in Qatar

Mohamed Bouhamidi Palestine-solidarité 27 giugno 2013

qatar-s-emirIn “piena trasparenza”, l’opinione pubblica rimarrà senza sapere le vere ragioni della partenza dell’emiro del Qatar e del suo primo ministro e del reale profilo politico dei loro sostituti. Come in epoca romana, il nuovo titolare del trono avrà studiato in occidente, in particolare nel Regno Unito, il padre naturale di tutti gli emirati del Golfo e di molti altri Paesi di cui ha sigillato il destino  impostandone i confini. I Paesi imperialisti non hanno inventato nulla di nuovo nella “gestione degli affari”, tutto è già stato previsto nella Roma imperiale, dalla “romanizzazione” delle province indigene parzialmente governate agli intrighi per la successione e la condivisione del potere delle famiglie regnanti o dei clan coinvolti nella gestione del potere.
Quindi resta certa tale assicurazione, avendo i futuri leader studiato nelle scuole dei Paesi dominanti, che questi leader siano militari o politici. Cosa c’è di più solido dell’investire nell’occupazione delle teste dispensandovi dall’obbligo di apparire in prima linea, mentre avete qualcuno che la pensa come voi a capo dello Stato oggetto dei vostri desideri? Tuttavia, saremmo senza informazioni sufficienti per non comprendere la relazione tra il prolungamento della guerra di aggressione alla Siria e la riconfigurazione di tale governo. L’ipotesi resta in carreggiata, specialmente se viene collega alle difficoltà create dal Qatar nel gestire questa guerra, quantomeno caotica, riguardo al suo aspetto politico. Va ricordato che la previsione di un rapido collasso delle autorità siriane ha tentato il potere qatariota, cercando di raddoppiare la disgregazione dello Stato nazionale siriano con un golpe nell’opposizione siriana, concentrando i “centri di potere e rappresentanza” dell’opposizione nelle mani dei Fratelli musulmani, svelando mille e una volte il ruolo di vetrina delle marionette Basma Kodmani e Burhan Ghalyun.
Tutto questo avrebbe potuto benissimo “funzionare”, se i responsabili dell’operazione avessero tenuto il ritmo. Questi prolungamenti hanno svelato la vacuità del Consiglio nazionale siriano e della Coalizione delle opposizioni. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto imbastire qualsiasi cambiamento dell’aspetto politico di questa “insurrezione”, per dargli sia un valore nazionale che un’immagine democratica. I fuochi d’artificio sono stati molti, il cambiamento d’identità etnica e religiosa dei leader nominali del Consiglio nazionale o della coalizione con l’integrazione forzata del cristiano Michel Kilo e dei laici. Questi cambiamenti non erano che una sciarada. Più “l’operazione Siria” continuava, maggiore era la resistenza dell’esercito e dei patrioti siriani, che hanno migliorato la loro organizzazione tecnica e la loro base politica e popolare, e più la sovversione diretta “occultamente” dagli USA e gestita dalle basi in Qatar, in concorrenza con l’Arabia Saudita, avrebbe spinto a rinunciare al golpe islamista nell’opposizione siriana che l’emiro ha creduto, prematuramente, di aver portato al potere. Tutti possono ricordarsi gli sforzi estenuanti dell’ambasciatore Ford nella semplice ammissione della lista di Kilo all’ultimo incontro della coalizione in Turchia. Sette giorni per fare accettare ai suoi membri alcuni delegati supplementari, poi la bomba dell’ottavo giorno, con l’incorporazione in blocco di quaranta nuovi membri.
L’esame di questi pochi dati mostra che gli Stati Uniti sono passati dall’idea che l’opposizione siriana fossero intrattabili, all’idea che i gerenti che avevano scelto, l’emiro e il suo Primo ministro, fossero totalmente incapaci di comprendere gli obiettivi degli Stati Uniti o, peggio ancora, che perseguissero propri obiettivi. Tutto ciò è ancor più confuso rispetto al ruolo dell’emiro in Mali.  Nessuno seriamente può credere, e gli Stati Uniti ancora meno, che MUJAO o Ansar al-Din in Mali siano spuntati in una notte con un impressionante arsenale. Il ruolo del Qatar è ancora più chiaro guardando il denaro versato dal Qatar a queste organizzazioni attraverso dei pretesti umanitari. E’ diventato chiaro che il Qatar giocava per se, vale a dire, seguiva sempre più dei fini a vantaggio delle opzioni finanziarie e politiche dell’emiro e del Primo ministro, nel tentativo di arricchirsi ancor di più, ma anche per trovare un antidoto nella Fratellanza musulmana contro la tutela casuale e minacciosa degli Stati Uniti e del Regno Unito. Per sottrarsi agli Stati Uniti, un califfo avrebbe dato all’emiro un popolo islamico che mancava ai suoi soldi e mezzi, configurando un altro Grande medio oriente come agognato da Rice e Bush. I loro soldi non avranno il popolo che gli manca, ma un nuovo garante romanizzato garantito.

Traduzione di Alessandro Lattanzio SitoAurora AuroraSito